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L'aceto balsamico tradizionale
Da sinistra:
l'aceto balsamico, tipico prodotto della zona.
Prodotto nelle province di Modena e Reggio Emilia, le sue origini sono in gran parte sconosciute. La prima testomonianza è registrata nel poema Vita Mathildis dal monaco Donizone, il principale biografo della Gran Contessa: nel 1046 l'imperatore di Germania Enrico II, in viaggio verso Roma per l'incoronazione, si rivolse a Bonifacio, marchese di Toscana e padre di Matilde, con la richiesta di omaggiargli uno speciale aceto che "aveva udito farsi colà perfettissimo". Nei secoli seguenti sappiamo dell'esistenza nei principali centri del ducato estense di fabbricanti di aceto riuniti in vere e proprie consorterie i cui affiliati dovevano tenere custodito il segreto della pregiata produzione. Durante il Rinascimento l'aceto balsamico compare spessissimo nelle tavole di re e duchi, in particolare alla mensa dei duchi d'Este. Tutta la dinastia che governò il ducato di Modena e Reggio fino al 1859 arricchì per secoli le cronache di memorie sull'aceto balsamico tradizionale.
L'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia e quello di Modena (tutelati da due diversi consorzi) si ottengono tramite semplice fermentazione zuccherina ed acetica di mosto cotto (non di vino!). Ma il segreto e la "sapienza" del Balsamico stanno nel successivo invecchiamento che si protrae dentro batterie di botti di legni differenti per un lungo periodo di tempo, mai inferiore a 12 anni.
Ne risulta un prodotto straordinario e complesso, dal prezioso e variegato utilizzo in cucina.
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